Rumore di Fondo E16S03 – DHS × Halo: quando il governo fa growth hacking coi meme
🗓️ Ottobre (神無月), il mese senza dei
🎬 Civil War (2024)

#nerd #culture #social #marketing

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digital strategist, retrogamer, programmatrice COBOL, diabetica, cucino e parlo giapponese, ho scritto libri, ho visto cose, frequento gente discutibile


E16S03:

  • DHS × Halo: quando il governo fa growth hacking coi meme

  • bonus: i Simpson e la politica


Disclaimer: parlo raramente di politica, sia di quella di casa mia che quella di casa degli altri. Con questo contenuto mi preme analizzare come la strumentalizzazione dei videogames (e la relativa gamification) sia un’arma efficace, in grado di raccogliere consensi tra le nicchie e tra le masse.


DHS × Halo: quando il governo fa growth hacking coi meme

Lunedì mattina, l’account ufficiale del Department of Homeland Security ha postato un visual in stile Halo con Master Chief, claim “Destroy the Flood” e caption “Finishing this fight”, linkando il reclutamento ICE1. È la replica a una scia di contenuti pop-meme: pochi giorni prima, Pokémon e “Gotta Catch ’Em All” applicati agli arresti.

Traduzione semiotica: gli immigrati come “infestazione aliena” o “mostri collezionabili”.

il post, con milioni di visualizzazioni, si trova qui: https://x.com/DHSgov/status/1982819431894901043

Lettura marketing (noir edition)

Questa è la parte tecnica, è quello che succede nelle war room dei marketers quando si decidono le strategie da proporre al pubblico. Anche se non siete tecnici, leggete per farvi un’idea di tutto quello che sta dietro ad *ogni* scelta – che è basata su precise indicazioni: chi andare a colpire, come andarlo a colpire.

Come dico sempre a $fauna: il marketing è inganno; e a noi piace un sacco farci ingannare.

Framework rapido (AIDA + STP + PESO + Brand Safety)

  • A (Attention): appropriazione di IP iconici → picco di attenzione ed earned media garantiti. Costo: rischio reputazionale + violazioni IP

  • I (Interest): linguaggio insider (“Finishing this fight”) genera micro-tribalismo e polarizzazione → commenti e condivisioni; interesse trainato dalla polemica, non dal valore della proposta (recruiting)

  • D (Desire): scarse evidenze che i meme aggressivi convertano in candidature di qualità; più efficace il percorso relazionale di lungo periodo – best practice indirette: case AOC × Among Us2

  • A (Action): CTA al sito ICE presente ma l’attrito etico riduce l’intent fuori dalla base già allineata – segmentazione STP: giovane-maschio pro-enforcement; positioning muscolare

  • PESO: Paid (minimo), Earned (massimo via outrage), Shared (memetica), Owned (account istituzionale). Brand Safety: a rischio, con negative halo effect sull’istituzione3

Gamification (male usata) – trasformare le deportazioni in contenuto “collezionabile” (carte stile Pokémon) è una gamification della coercizione: massimizza la reach, ma normalizza la disumanizzazione. Nel lessico game dev: import di trofei/collezioni in contesto punitivo → corto circuito etico (ma solo per i “buoni”).

Semiotica rapida – “Flood” = parassita alieno → frame biologico/contagio. Il più potente per spingere la “minaccia”, il più tossico per la reputazione internazionale di un’istituzione democratica (e questa si dimostra non esserlo).

Perché i videogiochi sono toolkit di campagne (anche politiche)

Si va dalla “politics in games” alla “politics through games”.
Dal 2020 in poi le campagne hanno colonizzato spazi di gioco: AOC su Twitch/Among Us (record di 435k spettatori), Biden-Harris su Animal Crossing (yard signs, QR, presenza ambientale)4.

I videogiochi funzionano come media ambientali (presence), spazi sociali (community) e macchine di regole (procedural rhetoric).

Un paio di evidenze, tra il positivo e il distopico:

  • AOC × Among Us (positivo): engagement nativo, tono relazionale, nessuna disumanizzazione5

  • Biden-Harris × Animal Crossing (positivo): segnaletica virtuale, UGC, soft power coerente6

  • DHS × Pokémon/Halo (distopico): stessa grammatica visuale, ma inversione etica (gamification di arresti; metafora parassitologica)

Un parallelo culturale: Orson Welles, “War of the Worlds” e i Simpson

Nel 1938 lo sceneggiato radiofonico di Orson Welles travestì la narrativa SciFi da breaking news, alimentando il mito della “psicosi di massa” (che la storiografia recente ridimensiona – ma nemmeno troppo, se guardiamo bene)7.

I Simpson ne hanno fatto un omaggio potentissimo: “The Day the Earth Looked Stupid” (da Treehouse of Horror XVII, 2006). Oggi il governo fa il percorso inverso: traveste propaganda da intrattenimento.
Stessa leva: l’ignoto, solo con skin diverse.

Il cinema come manuale di “normalizzazione bellica”

Essendo nel mio mondo, mi viene facile citare dei film che vanno al di là del mero “alieno cattivo”: ho scelto tre film che si adattano perfettamente alla narrazione – fermo restando che “Alien” non lo batte nessuno 😎

Uno degli esempi migliori di propaganda militare e di normalizzazione dello sterminio del diverso è Starship Troopers (1997, Verhoeven), un capolavoro di propaganda come UX. Un mondo che sembra spot di reclutamento (“Would you like to know more?”) ma è satira chirurgica del fascismo pop: la guerra diventa lifestyle, i “bugs” nemico assoluto che semplifica la call-to-action (“Kill ’em all”).
Dal punto di vista marketing, è un case study di propaganda aesthetics: visual iper‑pulito, CTA martellante, norm‑setting via infotainment.
Il rischio? Una parte del pubblico scambia la satira per endorsement (misreadability)8.

District 9 (2009, Blomkamp) mostra l’alieno come “migrante” in unframe igienista. Ci sono scene al limite del suscettibile, in una Johannesburg (nemmeno troppo futurista) come laboratorio di enemy framing: recinti, zone rosse, “prawns” come infestanti.
La metafora dell’apartheid aggiorna il famoso discorso su xenofobia e securitarismo: la deumanizzazione passa per un linguaggio sanitario (“bonificare”, “spostare” – che sono termini buoni). Dal lato marketing politico c’è una complessità migratoria che trasforma la narrazione in qualcosa di “normale”: naming + visual + regole9.

Visto il trailer, ho pensato fosse la solita americanata, di quelle che alla fine terminano con il supereroe (tipo il taco) che “ferma la guerra in un giorno” (cit fortemente voluta). Ma Civil War (2024, Alex Garland) è un film che utilizza delle metriche reali (e misurabili) di embedded journalism come deterrente narrativo.
Garland mette l’utente nell’ottica del fotoreporter: niente slogan, solo frizione visiva e morale.
È l’anti‑propaganda per design: deglamourizzazione del conflitto e centralità del testimone. Framework-wise, ribalta l’attention play: non punta allo share, ma alla credibility‑transfer (il brand del giornalismo come ancora etica10).

Cosa impatta di più fuori dagli USA

Noi siamo quelli che hanno mandato Colombo, Vespucci e, prima di loro, cento altri capitani coraggiosi, alla scoperta e alla colonizzazione di nuove terre – to boldly go.. Siamo arrivati con le navi belle, i vestiti di canapa e cotone, i cappelli e la saccenza, dalla vecchia Europa al continente nuovo.

Abbiamo sterminato i nativi e imposto la nostra “civilizzazione”.
Ma il karma è una puttana, ed ecco che ci ripaga con un imprenditore senza scrupoli a guidare una nazione, autoproclamatosi King. Intento a portare avanti campagne di disinformazione, utili solo alla sua cricca di wannabe dictators.

Dall’altra parte dell’oceano inorridiamo, storciamo il naso, giudichiamo (a torto o a ragione) e ci vengono i brividi quando “OMFG ma davvero si è fatto un video in cui è alla guida di un jet e scarica letame sulla gente?”.

Applica dinamiche prese in prestito dal marketing, con una bella dose di ingegneria sociale e la spremuta finale di “solo il meglio, del meglio, del meglio, Signore!” (citazione voluta).

  • la normalizzazione bellica: lo Stato che posta “elimina il parassita” associandolo a migranti → è la totale percezione di autoritarismo memetico

  • il cattivo uso del capitale culturale: IP amati (Halo, Pokémon) arruolati per narrazioni repressive → ed ecco servito un backlash transnazionale

  • la crisi di credibilità: un’istituzione che trolla con meme aggressivi alimenta l’idea di governo che governa “a piacimento”, più attento alla clout economy che alle policy

Nota di metodo per marketer (scorecard 0–10)

Questo è il mio schifetzzometro, basato sull’analisi del comportamento del Governo a stelle e strisce dall’elezione di Trombetta (in realtà dall’ultimo anno della presidenza Biden) con un’escalation di celodurismo.

  • objective/outcome fit: 3/10 (reach ≠ recruiting qualificato)

  • audience fit: 5/10 (parla a una nicchia; aliena il resto)

  • cultural fit / brand safety: 1/10 (IP non autorizzati; disumanizzazione)

  • conversion hygiene: 4/10 (CTA c’è, ma frizione etica alta)

  • reputation risk: 9/10 (internazionale)

Se si parlasse di uno stato intelligente (e qui navigo nella SciFi pura), le alternative etiche (stessa cassetta attrezzi) sarebbero vaste e molto interessanti da esplorare; peccato che, una volta al potere, diventano tutti schiavi.

  • game‑native quests per public safety (missioni educative co‑create con community) → punti/ricompense simboliche, zero enemy‑framing, incentivo alla collaborazione

  • twitch townhall con streamer credibili + Q&A; referral quest per candidature; storytelling di servizio (non punitivo) nella trasparenza e nella democraticità

TL;DR per chi fa marketing

Se “prendi in prestito” il mondo dei videogame: co‑crea (non colonizzare), ingaggia (non umiliare), gioca con (non contro) le persone.
L’outrage genera impressioni, ma non costruisce capitale reputazionale e, fuori dagli USA, rischi di sembrare proprio quel “pazzo che governa a suo piacimento” 🤡.

E sì, i meme sono una leva, sta solo a noi decidere come usarla.


👉🏻 bonus: i Simpson e la politica

  • Two Bad Neighbors, S07E13
    Satira su George H. W. Bush.
    L’ex presidente si trasferisce a Evergreen Terrace e finisce in una faida grottesca con Homer. Puntata iconica per come ridicolizza l’ego presidenziale!
    Clownometro: 🤡🤡

  • Bart to the Future, S11E17
    Flashforward con Lisa Presidente che “eredita” il disastro del predecessore Trump: esempio lampante di come la serie stigmatizzi la deriva politica con iperbole.
    Clownometro: 🤡🤡🤡

  • Mr. Lisa Goes to Washington, S03E02
    Lisa scopre la corruzione a Washington e spara un j’accuse: una lezione durissima sulla retorica patriottica vs. realtà del potere.
    Clownometro: 🤡🤡

  • Two Cars in Every Garage and Three Eyes on Every Fish, S02E04
    Mr. Burns si candida a governatore per aggirare le regole ambientali: manuale di campagna sporca e photo-op farseschi.
    Clownometro: 🤡🤡🤡

  • Sideshow Bob Roberts, S06E05
    Elezioni truccate, talk radio stile Rush Limbaugh, manipolazione degli elettori: chirurgico nel mostrare quanto poco “intelligente” possa essere la macchina politica locale – questo molto Frank Underwood, eh?
    Clownometro: 🤡🤡🤡

  • Mr. Spritz Goes to Washington, S14E14
    Krusty al Congresso per risolvere un problema di quartiere: cinismo sulla competenza (o sua assenza) dei rappresentanti e sul circo legislativo.
    Clownometro: 🤡

  • E Pluribus Wiggum, S19E10
    Primarie trasformate in reality e Ralph candidato di entrambe le parti “per scherzo”: commento acidissimo su partiti, spin e intelligenza collettiva.
    Clownometro: 🤡🤡🤡

  • Politically Inept, with Homer Simpson, S23E10
    Homer diventa opinionista TV e influenza le primarie GOP: bersaglio la superficialità mediatica e l’elettore trattato come pubblico da acchiappare a slogan.
    Clownometro: 🤡🤡🤡🤡🤡🤡

  • Treehouse of Horror XVII – “The Day the Earth Looked Stupid”, S18E04
    Springfield abbocca agli allarmi, eco della propaganda e della credulità bellica (strizzata d’occhio all’Iraq).

    Clownometro: 🤡🤡🤡🤡🤡🤡🤡🤡🤡🤡🤡🤡🤡🤡🤡🤡


Noi siamo ciò che non si può serializzare. “…memory cannot be defined, yet it defines mankind.” – Puppet Master

/eof

3

perché a rischio? Perché se i Governi si appropriano delle intellettualità di altri per i propri scopi, si scivola nella “dittatura”: https://ew.com/pokemon-says-didnt-give-dhs-permission-for-gotta-catch-em-all-ice-video-11816815

7

ai tempi eravamo più creduloni, oggi siamo solo più stupidi.. https://www.snopes.com/fact-check/war-of-the-worlds/ e

9

questo va letto – e sinceramente non mi aspettavo di trovare questo tipo di contenuto su PMC: https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC9802651/ – c’è anche un contenuto molto interessante di Vladimir Rosas-Salazar (Università di Warwick) dal titolo: “From Aliens to Apartheid: Reimagining Segregation in Neill Blomkamp’s District 9 (2009)” che vale la pena recuperare qui

10

no spoiler, ma se avete visto il film, è chiaro fin da subito che l’etica del giornalista sta a metà. Tra il Premio Fotografia dell’Anno e SuperQuark.
E qui ci sono un po’ di recensioni da leggere sul film: https://www.theguardian.com/film/2024/mar/30/alex-garland-civil-war-interview e https://www.wnycstudios.org/podcasts/otm/articles/a-war-photographer-watches-alex-garlands-civil-war e ancora https://www.sensesofcinema.com/2024/feature-articles/american-wasteland-alex-garlands-civil-war/
Nota personalissima: la scialba Dunst si è finalmente staccata dall’immagine di MJ Watson, era proprio l’ora!

Grazie per aver letto.