Social Debug #18, 11.06.2026
Sul giradischi: Nine Inch Nails – Copy of a
//.intro
“Social Debug“ nasce per ascoltare ciò che normalmente ignoriamo; è un’estensione di Rumore di Fondo. È qui che si nascondono le abitudini, i riflessi automatici, le mode che crediamo di scegliere e che invece ci scelgono.
Questa rubrica entra in quel rumore, lo isola, lo smonta e lo rende leggibile.
Non per semplificare il mondo, ma per capirlo (un po’) meglio.
//.signorina37
digital strategist, retrogamer, nerd, COBOL programmer, diabetica, cucino e parlo giapponese, ho scritto libri, ho visto cose, frequento gente discutibile
La fabbrica del vuoto
Ci sono dei pattern. Pattern di scrittura che si ripetono,
trasversali, indipendentemente dalla lingua
dalla piattaforma, dall’argomento.Strutture di frasi uguali. Sistemi di spaziatura uguali. Metriche di leggibilità ottimizzate verso lo stesso target invisibile.
Nel 2026 si riconoscono. Non è un giudizio, è stilometria.
Questo paragrafo iniziale è stato scritto da una AI, da Claude Sonnet.
Le metriche stilometriche sono chiamate “stampelle” e sono tutte uguali: le vedete in ogni contenuto scritto dalle AI, stesso stile.
Se prendi un output, lo rileggi, lo rivedi, ci metti dentro le tue idee, il danno è zero, il testo diventa tuo perché il pensiero è tuo. Il danno arriva quando butti un prompt tipo “scrivi della rivolta degli ananas e dei melograni” senza sapere una virgola di cosa stai dicendo, senza cognizione di causa.
Lì, ecco, il contenuto non è tuo, il contenuto è di uno strumento che non ti conosce, non sa cosa vuoi comunicare, e produce qualcosa di decoroso e vuoto che potrebbe essere di chiunque.
Ci puoi mettere del tuo: banalmente prendi tutti i pezzi che hai scritto e li carichi sul tuo assistente, chiedendo di elaborare lo stile, il tono e le metriche (la tua stilometria, appunto). Il tuo Moltino (nome comune di assistente) lo fa, analizza e ti ritorna un servile elenco di qualità che nemmeno tua madre ti avrebbe mai affibbiato!
E tu pensi di essere fico, pensi di avere svoltato, pensi di monetizzare e di raggiungere la fama sempiterna grazie ad una dicotomia sulla rivolta degli ananas.
Pubblichi il contenuto.
La gente lo legge e spesso ti fa i complimenti.
Perché se il pensiero di fondo è tuo, ma non sai mettere su carta quei farfugliamenti che la tua maestra chiamava “difficoltà di espressione”, allora ben venga l’aiuto di una AI. Abbi però la compiacenza di rileggere tutto, di sistemare, di non fare un copia-incolla puro!
Ma è fatica, oh che fatica!
Quindi ti doti di tool tipo EvadeGPT, che ti illudono di essere non sgamabile: bella illusione. Se conosci la stilometria di una persona (e ci vuole poco, basta leggerla abbastanza) per quante skill tu faccia usare alle AI, scopri subito l’inganno.
Questi comodoni, che non si sprecano ma macinano contenuti come non ci fosse un domani, sono quelli che fino a ieri mettevano cento virgole o nessuna virgola, e adesso hanno punteggiature perfette. Quelli che una frase era lunga cinque respiri profondi in apnea e adesso ogni 3 parole c’è un punto. Sono quelli che è così. Non cosà – in gergo, da molto tempo, li chiamo Kevin, che non è omaggio alla Space Karen, ma una #sadsadtruestory.
Per che cosa poi?
Per creare contenuti extra, per aumentare o accrescere visibilità, per alzare di una tacca la reputazione e magari monetizzare – pensando che la popolarità AI-operated sia sempre quella cosa sempiterna che ti garantirà qualcosa (e noi stronzi a cercare di ricavare il tempo raschiando le ore, per essere sempre autentici, divertendoci a mettere su carta la nostra vita).
Ma non funziona così.. ho all’attivo un’enciclopedia, articoli, saggi, racconti brevi, sceneggiature (tutto documentato, in tempi in cui l’AI era solo HAL9000), so di cosa parlo.
E snobbo totalmente questi sistemi, mi passa proprio la voglia di leggere; sono convinta che se hai buone cose da dire, trovi il modo di dirle. Magari puoi farti aiutare con la correzione ortografica, ma non devi farlo scrivere alla AI di turno. Perché perdi l’uso della scrittura, del ragionamento, impigrisci il cervello e rendi disponibile un contenuto generato da AI per l’addestramento di un’altra AI.
Vorrei citare un classico: “in un gruppo abbastanza grande, se tutti vanno a letto con tutti, prima o poi finisci per andare a letto con te stesso”.
E poi, insomma, se sei un analfabeta funzionale, terrapiattista e senza congiuntivi, non è che scrivere con l’AI ti eleva a personcina intellettuale e intelligente. Che quando vai a commentare il tuo scritto sembri un cefalopode dopo un carpiato sul cemento armato!
Social Debug, una volta a settimana, sempre di giovedì.
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