Rumore di Fondo E17S03 -Mangia pure, poi c’è la puntura
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digital strategist, retrogamer, programmatrice COBOL, diabetica, cucino e parlo giapponese, ho scritto libri, ho visto cose, frequento gente discutibile
E17S03:
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Mangia pure, poi c’è la puntura
Mangia pure, poi c’è la puntura
Il diabete non è un castigo. È un sistema biologico che ha deciso di richiedere manutenzione costante.
Clinicamente, ne esistono due varianti principali:
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il Tipo 1 (T1), autoimmune, quando il corpo sabota se stesso distruggendo le cellule che producono insulina
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il Tipo 2 (T2), metabolico, quando l’insulina c’è ma il corpo non la riconosce più, come se avesse dimenticato la sua lingua
In entrambi i casi, il risultato è una vita scandita da calcoli, decisioni, aghi e compromessi. Ogni giorno, un algoritmo da tenere in equilibrio1.
I numeri che nessuno guarda
Secondo la International Diabetes Federation (IDF), nel mondo ci sono circa 589 milioni di adulti con diabete, e la proiezione parla di 853 milioni entro il 2050.
Nella regione europea dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) se ne contano 74 milioni, e di questi, una parte enorme non è ancora diagnosticata2.
Eppure, nonostante questi numeri, il diabete resta invisibile. Non è una malattia “mainstream”: non si fa campagna per il suo glamour, non si scrivono canzoni su di lui, non esistono scelte alimentari “pret-à-manger” pensate per chi deve dosare ogni carboidrato.
Se il diabete non viene curato o controllato con continuità, le conseguenze non sono semplicemente “fastidiose”; si parla di un sistema a catena che erode corpo, nervi, vasi sanguigni e organi interni3.
Un livello alto di glucosio nel sangue danneggia poco a poco i vasi e i nervi: il risultato? Malattie cardiovascolari (infarti, ictus), insufficienza renale, retinopatia (cioè perdita progressiva della vista), neuropatia periferica (intorpidimento, dolore ai piedi), ulcere che non guariscono, fino all’amputazione.
Va inoltre considerato che non si tratta solo di complicanze “silenziose”: nei casi gravi si può arrivare a crisi acute pericolose per la vita, come la chetoacidosi diabetica4 o lo stato iperglicemico hyper‐osmolare5, con coma o morte (nel diabete T2)6.
Il falso mito della “puntura e via”
C’è questa idea diffusa che “tanto poi c’è la puntura”, quella di insulina o quella, più modaiola, di Ozempic7.
Ecco, concedetemi un momento per sfatare un mito (aspetto una puntata seria, Emilio e Francesco8) che avevo già affrontato qui , ma pare che ancora oggi siano prese per “puttanate, tanto so io come mi devo curare”.
L’idea che “lo prendo per dimagrire” e tutto va bene, è una scorciatoia pericolosa. Ozempic è stato approvato per il trattamento del diabete di Tipo 2, non genericamente come “pillola della magrezza”.
Quando viene usato off-label (ossia al di fuori dell’indicazione ufficiale) emergono più problemi di quelli che sembrano.
Prima di tutto: approvvigionamento e scarsità.
Alcune autorità sanitarie mettono in guardia sul fatto che l’uso fuori etichetta può scaricare le scorte destinate a chi ha effettivamente bisogno per il diabete9.
In secondo luogo: sicurezza poco documentata.
Non ci sono ancora studi solidi a lungo termine per chi usa il farmaco esclusivamente per perdere peso tenendo fuori le condizioni metaboliche per cui è stato approvato10.
Terzo: effetti collaterali e complicazioni.
Vomito, nausea, diarrea, squilibri elettrolitici, problemi gastrointestinali e persino rischi maggiori se si combinano farmaci o condizioni che non sono state studiate controllate.
Infine: mentalità & dipendenza dal “trucco rapido”.
Usare un farmaco come Ozempic per scopi estetici può portare a ignorare l’idea che dieta + attività fisica + metabolismo restino la base, e svaluta la gravità del diabete reale.
A tal proposito, mi hanno fatto notare che “non sempre si hanno mezzi e tempo per palestra e dieta”, e voglio ribadire questo: non servono cibi sofisticati, esotici e costosi per migliorare l’alimentazione. Bastano le verdure di stagione, porzioni minori, carne bianca senza troppi condimenti.
E la palestra? A casa, con app e video di YouTube per fare esercizi alzando le bottiglie d’acqua, facendo le scale, andare a prendere il pane o spedire una lettera a piedi e cento altri piccoli movimenti che aiutano ad essere più attivi.
Il tempo e i mezzi che mancano, per prendersi cura di sé, sono solo cazzate.
L’uso off-label può trasformarsi da “soluzione magica” a “rischio silente”. Se vale per perdere peso, vale a maggior ragione per chi ha il diabete: ogni farmaco va usato con criterio, motivo e supervisione.
Riassumendo:
L’uso non indicato ufficialmente di Ozempic è passata dal 22% delle prescrizioni nel 2018 al 30% nel 2023.
Questo uso riguarda quasi esclusivamente condizioni legate all’obesità/indice di massa corporea (BMI) anziché il diabete T2.
Le ricerche online sull’uso estetico o per la perdita di peso di Ozempic sono cresciute “esponenzialmente” tra marzo 2018 e febbraio 2023 secondo uno studio che ha analizzato i trend di Google.
L’aumento dell’uso off-label ha generato implicazioni: carenza del farmaco per le persone con diabete, questioni di copertura assicurativa, costi elevati e timori su sicurezza e regolamentazione.
Ma il diabete non è solo un ago nella pancia o un farmaco miracoloso.
Un malato di diabete affronta molto di più: monitoraggi continui, altri medicinali (per la pressione, il colesterolo, i reni, gli occhi), controlli regolari e la costante paura delle complicanze: neuropatie, retinopatie, insufficienza renale, problemi cardiaci.
Non è “mangiarsi una ciambella e poi fare penitenza la sera”: è sapere che una sola ciambella può sballarti la glicemia per tre giorni, e che quella scelta apparentemente innocente ti costerà notti in bianco, dosi da ricalcolare e la sensazione di aver perso il controllo del tuo stesso corpo.
E lo stigma resta. “Hai mangiato male”, “non ti sei curato abbastanza”, “è colpa tua”.
Siamo ancora dentro una narrativa tossica dove il diabete è una colpa morale più che una condizione clinica.
Come se il corpo fosse un fastidio da correggere, non una complessità da rispettare.
Il mondo del cibo, tra buffet, apericene, e feste, non è progettato per chi deve pensare prima di addentare.
Ogni scelta alimentare è un atto di consapevolezza, non una punizione.
E per molti di noi, questo atto si ripete tre, cinque, dieci volte al giorno.
C’è chi sceglie di ignorarlo, e va bene così: è una scelta, personale.
Io, invece, scelgo l’impegno. Scelgo di stare bene, al meglio delle mie possibilità.
Preferisco un cioccolatino in meno piuttosto che tre notti con la glicemia in picchiata.
Preferisco la lucidità alla rassegnazione.
Perché non sto lottando contro la malattia, sto negoziando con la vita, ogni giorno, e voglio che sia un patto onesto.
Il privilegio della cura
Oggi, 14 novembre 2025, è la Giornata Mondiale del Diabete e voglio ribadirlo chiaramente: non c’è nulla di cui vergognarsi.
Abbiamo la fortuna di poterci curare, di conoscere, di monitorare, di essere vivi e lucidi.
Non siamo fragili: siamo calibrati.
Abbiamo imparato a leggere i segnali del corpo come un linguaggio segreto, e questo ci rende più forti, non più deboli.
Il diabete è una malattia seria. Ma il fantasma più pericoloso non è il glucosio: è l’ignoranza che lo circonda.
E per questo ho creato uno spazio di verità e consapevolezza: Ghost in the Cell.
Un mini-sito dove racconto senza filtri cosa significa convivere con questa condizione, tra scienza, vita quotidiana e realtà emotiva.
Perché il corpo non è un nemico. È un alleato che chiede solo di essere ascoltato con più rispetto.
Al prossimo che dirà “basta che non prendi il caffé con lo zucchero e non mangi il dolce, vedrai come guarisci” augurerò con gioia una giornata con gli stessi problemi che ho. Bastano 24 ore, svegliandosi alle 6:00 con la glicemia alle stelle per aver mangiato quasi niente la sera prima. Con le ipoglicemie che ti fanno gelare le mani e quasi svenire.
Noi siamo ciò che non si può serializzare. “…memory cannot be defined, yet it defines mankind.” – Puppet Master
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due cose sul diabete dall’Organizzazione Mondiale della Sanità: https://www.who.int/europe/health-topics/diabetes#tab=tab_1
la chetoacidosi diabetica: https://it.wikipedia.org/wiki/Chetoacidosi_diabetica
il nome è pessimo, ma le conseguenze sono peggiori: https://it.wikipedia.org/wiki/Diabete_mellito#Sindrome_(o_stato)_iperglicemica_iperosmolare_(o_SII)
le conseguenze di un diabete di Tipo 2: https://www.nhs.uk/conditions/type-2-diabetes/complications/
leggete bene che cosa è il semaglutide e a cosa serve davvero: https://it.wikipedia.org/wiki/Semaglutide
un podcast, che non c’entra con il diabete, ma estramamente gradevole: https://www.onepodcast.it/brand/onepodcast/2023/09/26/serie/miti_da_sfatare-13601937/



